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Cina da liberare

By salvomic | marzo 16, 2008

TibetAncora una volta il governo cinese non è riuscita a disincrostarsi da quella patina di antidemocrazia che si porta dietro dopo tanti anni di regime. Il “progresso” di cui tanto parla Radio Cina (anche nelle sue trasmissioni in lingua italiana) non riesce a farsi avanti sul serio. Invece resta in primo piano sempre l’eccessivo rigore antiliberale e antireligioso, che non fa bene alla Cina e ai cinesi.

La recente repressione in Tibet purtroppo ne è ancora conferma, e ridicola sembra la giustificazione del regime che cerca di far passare per buona una “repressione di delinquenti contro commercianti cinesi”. 10 o 100 morti, tra cui monaci buddisti, non fanno differenza, sempre strage inutile è, che tenta di nascondere una verità che è palese a chi vuol leggere le cose come stanno: una Cina che si ostina a mantenere il dominio sul Tibet, che vorrebbe essere libero, che ha un governo in esilio e un capo spirituale, il Dalai Lama, perseguitato dal governo di Beijing, e che giustamente grida al genocidio culturale.

Gli spettri di Tien An Men riecheggiano, purtroppo, nei nostri pensieri, e il solo augurio che possiamo fare è che si riesca a liberare la Cina da questi fantasmi e da governi che non merita. Un popolo operoso, che ha dato tanto e tanto darà al mondo intero ha bisogno solo di una cosa: Libertà. Libertà per se stessa, per il Tibet e per chiunque la richieda. Non conta mantenere intatti le carte geografiche e gli atlanti, ma mantenere integri – e felici – i popoli, senza repressioni e domini non voluti.

In questo contesto, tragico e retrogrado, forse non è insensato boicottare le Olimpiadi in Cina, che potrebbero servire anche come copertura ideologica e coltre mediatica sopra un putrefatto sistema politico antiliberale. Una volta tanto finiamola di credere che “lo sport rende i popoli amici”.

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Grazie, Chiara

By salvomic | marzo 13, 2008

Chiara LubichChiara Lubich sta male, molto male. Le notizie che arrivano da Trento non sono confortanti, e forse solo la preghiera può fare qualcosa…

La mia cultura (cattolica, evangelica, laica e liberale al contempo) deve qualcosa di importante anche a lei e al suo Movimento dei Focolari. Proprio nel 1964 (anno a me caro) prendeva il via la bella avventura di Loppiano, che è stata determinante per tanti giovani italiani. I miei anni delle medie e del liceo li ho passati anche nell’entourage della comunità di Fatima, tra i ragazzi focolarini, tra i GEN (con il mitico e carissimo Padre Sortino), tra i tanti amici impegnati ora in vari fronti della società attuale. E da loro ho imparato tanto. Esperienza messa insieme a un milione di altre, a letture, convegni, incontri, amicizie e canzoni, tra cui quelle dell’indimenticabile “Gen Rosso”…

I libri di Chiara, oltre ai suoi articoli sulla stampa (Città Nuova, in primo luogo) e alle “Parole di Vita” che diffondeva, li tengo sempre tra i tanti altri che mi sono cari, tra i classici, i trattati di matematica, i manuali di informatica, i libri di fotografia, i saggi di politica, i testi religiosi. Facendo tesoro di quello che lei ha sempre insegnato: di seguire le orme di Cristo e il comandamento dell’Amore, ma di essere anche attenti a quanto avviene in questa società, a tutto e a tutti, con tutti gli strumenti che il Signore ci fa scoprire e usare…

Chiara che fa coraggio alle compagne per resistere allo sfacelo della guerra, Chiara che conduce una vita santa come l’altra Chiara vissuta ad Assisi, Chiara che sostienere con fervore l’Ecumenismo, Chiara della “Parola di Vita“, del Vangelo che diventa azione concreta (oltreché preghiera). Questa voglio ricordare. Chiara Viva.

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eh-eh, eee pc!

By salvomic | febbraio 21, 2008

eeePCDavvero carino l’eee PC di Asus: circa un quarto del mio MacBook (in tutti i sensi: peso, dimensioni…) rappresenta l’anello mancante tra i notebook e i palmari. “Orfano” da tempo dell’ottimo (e oramai “obsoleto”, sigh!) Psion 5mx, da un po’ di tempo ho preso come palmare l’HTC Tytn, che almeno una parvenza di tastiera (a scomparsa) ce l’ha, e per il resto uso quasi esclusivamente MacBook Pro e roba rigorosamente Apple. Steve Jobs, però, non ha finora voluto riprodurre nulla che continuasse la strada del glorioso Newton (una delle sue idee più geniali), e neppure il nuovo MacBook Air mi soddisfa: leggero, elegante, ma sempre ingombrante quanto un notebook. Anche perché spesso ho l’esigenza di qualcosa di veramente mobile, agile, non ingombrante, ma al contempo predisposto a scrivere velocemente. E l’eee PC di Asus è quello che ci voleva.

Con sistema operativo Xandros (una distribuzione di Linux adattata, con KDE in background), quasi 900 grammi e poco più di 20 centimetri di lunghezza, il mini computer di Asus offre un’ottima connettività (wifi, rete, niente bluetooth di serie: ma basta una key usb per supplire), porte usb2 ed SD per espandere il suo disco (un SD da 4 GB), un processore non velocissimo ma adatto per lo scopo che si propone, 512 MB di RAM (espandibile sino a 2 GB), una serie di programmi utili al lavoro quotidiano e al divertimento: Firefox, Mail, PIM, Openoffice (per testi, spearsheet e presentation), lettori di PDF ed eBooks, Skype (con videocamera), tools vari (calcolatrice, utility di sistema), programmi educativi, dizionari, e soprattutto la potenza di un *nix sotto il cofano, con tanto di Terminale e quanto serve per “smanettare”. Ci si potrebbe installare Windows XP (forse pure Vista), ma …chissenefrega: va benissimo così per quanto mi riguarda; Xandros è ottimo per quello che con l’eeepc si può fare, basta e avanza (ovviamente c’è già chi ha installato eeeUbuntu e altre distribuzioni adattate al pargoletto).

La tastiera non è grandissima, ma ottima (quasi quanto quella mitica del 5mx), anche se certi tasti non sono in posizione standard: ma ci si abitua presto. Non ha il DVD, ma per l’uso cui è destinato un paio di schede SD e qualche pen drive usb bastano e avanzano (si possono pure usare dischi esterni usb…). Ok, non si può installare neppure la Creative Suite di Adobe, ma quella la riservo al MacBook, ovviamente. L’unica vera pecca è la batteria, che non va oltre le 3 ore, 3 ore e mezza, ma molti portatili sono pure sotto quella soglia, e anche i MacBook e Powerbook di casa non è facciano meglio, in fondo.

Un ottimo blog sull’argomento, che suggerisco agli appassionati, è e3pc (eeepc.it), che propone news, tips, suggerimenti e quanto può servire a godersi questo gioiellino venduto al modestissimo prezzo di 300 Euro tutto compreso.

Appena l’avrò provato come si deve scriverò una recensione. Al momento il mio impegno va nella sincronizzazione con i Mac e i palmari, quello che più mi serve.

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Aggiornamenti …retrogradi

By salvomic | febbraio 21, 2008

WordpressA volte (spesso) gli aggiornamenti del software si comportano come certi politici “progressisti”, che sono in effetti i peggiori reazionari e ultraconservatori: anche gli aggiornamenti introducono importanti innovazioni e molto spesso reintroducono problemi…

In questi giorni ne ho sottomano tre: l’importante aggiornamento di Mac OS X Leopard a 10.5.2, il nuovo WordPress 2.3.3, l’ultima versione del noto sistema di blog. Tre problemi che fanno perdere tempo, tanto tempo.

L’aggiornamento di Mac OS X ha corretto circa 200 problemi segnalati da quando (lo scorso Ottobre) è stato rilasciato Leopard (forse il miglior sistema operativo sinora prodotto). Nessun sistema operativo può essere immune da bugs, si sa, e gli aggiornamenti servono per questo, ovvio. Ma tra le tante pezze messe qua e là, l’aggiornamento 10.5.2 ha pure introdotto strani effetti, come quello che riguarda il sistema wireless di Airport, con il risultato – purtroppo notevole – che, almeno per ora le stampanti collegate in wireless ad una base Airport non stampano (mentre lo fanno bene se collegate ad usb). Speriamo che Apple ripari presto, come sa fare, anche a questo problemaccio, come agli altri che sono stati segnalati, riguardanti Time Machine, il sistema grafico ed altro. Forza Steve, help us!

Il nuovo WordPress è ottimo, risolve problemi di sicurezza notevoli, ma in certi server (e ti pareva che il nostro no?) ha un fastidioso bug: in fase di configurazione produce – inspiegabilmente – una “blank page”, una pagina vuota, nessun errore PHP e non va avanti: chiediamo lumi ai santi?

Infine ci si mette anche Parallels con la sua ultima (e peraltro ottima) versione: se si installano i “Parallels Tools” su una Debian 4.0 debitamente configurata, la povera distribuzione di Linux, Pinguino dentro la Mela, va in palla, non funziona il server “X” e si può reinstallare tutto. E dire che prima funzionava, e bene. E neppure si possono escludere i “Tools”, che consentono – grandiosa invenzione – di usare Debian in finestra virtuale dentro Mac OS X, in modo “seamless”, come se fosse una normale finestra del sistema operativo Apple: utile, comodo, produttivo. Quando vorrà il Team di Parallels correggere questo gran problema?

Di queste storie ognuno ne potrebbe raccontare. Io segnalo questi esempi, che per ora mi fanno fare le ore piccole…

Topics: Informatica, Linux, Mac OS X | 1 Comment »

Ripartire dai dilettanti

By salvomic | febbraio 18, 2008

Civilità Cattolica Che il calcio stia subendo una profonda crisi è sotto gli occhi di tutti, come è sotto gli occhi di tutti la sfrenata corsa agli ingaggi, lo spreco di denaro che fa sorgere forti dubbi sulla moralità dello sport “più amato dagli italiani”. E se n’ è occupata persino l’auterolevole Civiltà Cattolica, di recente con un articolo di Padre Francesco Occhetta, che propone di «Recuperare una dimensione etica dello sport per superare la crisi in cui si dibatte il calcio professionistico, stretto tra stipendi sproporzionati e difficoltà finanziarie, fenomeni di corruzione e violenza negli stadi. Ripartire dal calcio dilettantistico per tornare a valorizzare la componente sociale ed educativa dello sport, in alternativa alla cultura ipercompetitiva veicolata dal calcio professionistico». All’articolo è seguita anche una tavola rotonda, presente anche il presidente della FIGC, Luigi Abete, in cui si è discusso a fondo di questo spinoso tema, con proposte concrete e soprattutto con una definitiva (speriamo) presa di coscienza del problema.

Lo abbiamo detto e sostenuto in tanti, e da tempo, molto prima che il “moggismo” rovinasse quel poco che rimaneva, e condividiamo l’autorevole pensiero dei gesuiti. Una moratoria sugli ingaggi, sulle spese folli, un ripensamento della funzione sociale ed etica del calcio, il debellamento di violenza e corruzione, s’impongono decisamente, e il problema non è più rinviabile. È ora che i governi (latitanti sino ad ora) se ne occupino e propongano soluzioni certe e immediate. È ora anche che i “tifosi” si sveglino dal torpore ludico e ignavo e prendano coscienza di tutto questo, perché non si può continuare a tifare, e perfino litigare (anche in modo “non violento”, magari) per una squadra o per un altra, se sotto ci sono solo interessi economici e di potere, e pochissimo agonismo e sano spirito competitivo.

Si può fare tanto, volendo. La rivista propone due esempi:  il progetto Fuoriclasse Cup, ideato da Cristina Allodi, che propone un’esperienza di narrazione del calcio in forme creative (scrittura, fotografia, disegno,ecc.), e il progetto di Roberto Ghiretti di un patto tra aziende, enti pubblici e singoli, affinché il calcio “sportivizzi” il territorio, con la sua capacità di generare socialità e stili di vita. Al di là di questo, si può fare tanto altro, anche canalizzare in modo costruttivo gli investimenti, avendo sempre presente l’aspetto etico, educativo e sociale che il calcio può ancora svolgere, tutto sommato.

La Civiltà Cattolica propone, dunque, un Autority europea, composta da saggi, con un albo dei calciatori professionisti che preveda – appunto – un tetto massimo per gli stipendi. Ed è un’idea seria, su cui confrontarsi e riflettere, e decidere, alla svelta.

Pulire il calcio, ritornare, sì, …ai dilettanti, alle “primavera”, a quell’agonismo puro e volenteroso, da cui sono nati i Mazzola, i Bettega, i Riva, i Rivera, i Rossi, i Vieri (Lido), gli Scirea, i Conti, gli Schillaci…, fino ad arrivare ai Del Piero, i Gattuso, i Totti, i Buffon…, che dai grandi del passato hanno tanto da imparare.

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Munnezza (radio)televisiva

By salvomic | febbraio 15, 2008

munnizz.jpgA parte la munnezza campana (che dovrebbe far vergognare chi non sa che pesci pigliare da 14 anni e passa, e non si degna almeno di dimettersi) e la rumenta di ogni genere, nelle italiche TV si assiste sempre più spesso a spazzature varie, di cui faremmo decisamente a meno.

Gli spettacoli visti recentemente in Senato in occasione della crisi di governo, con sputi, cori e “paroline”, “svenimenti”, e sin anche champagne e balletti, la dicono lunga sulla classe politica che ci sta governando o che fa finta di fare opposizione (casta per niente pura). Ma di questo avremo modo di parlare anche più in là, tra estenuanti campagne elettorali (dopo cannoli e controcannoli, pannoloni, astensioni, trasmigrazioni, viaggi a Pietrelcina and so on), risultati prevedibili del “Porcellum“, nuovo Parlamento prevedibilmente defenestrato dal referendum già il prossimo anno, ecc…

Altro puzzolento pattume cui assistiamo, purtroppo, è quello – oramai solito e stantio – di trasmissioni di “grandi fratelli” (e sorelle), “amici” di Maria (e “degli amici”), in cui sguazzano ragazzotti e belle pupe, che sognano di fare gli attori (o studiano al …Tractor Studio), non hanno una fava da fare e si scervellano con veri o presunti litigi a colpi di cuscini, poltrone, e invettive degne delle memorande comiche della Sora Lella (sì, quella che «li mort… tua, c’hai rotto li co…» biiip!).

Certo, un bello sfoggio di cultura (dovevo scrivere “coltura“?), non è vero? Ottimo per grandi e piccini (e poi ci lamentiamo dei bimbi “maleducati”…). Buono anche per i porci, ché tanto quelli mangiano tutto, anche i resti della “Casa“…

Al confronto di questi “talenti”, “Er Monnezza” fa figura, signorile persino, elegante, volendo.

Altro che classici e commedia dell’arte, altro che letteratura, cinema d’essai e teatro ibseniano, altro che scienza e astrofisica, altro che scuola keynesiana e monetarismo, altro che ingegneria civile e infotecnologia, altro che sanscrito e aramaico…

Quello che “conta”, per questa gente (e per quei registi, conduttori, produttori che li pagano, persino), sembra essere diventato il litigio, l’alterco, lo sberleffo, la parolaccia scurrile, il rimbrotto fine a se stesso, che fa di questa televisione nostrana quella schifezza che è diventata (purtroppo).

E i signori Giornalisti che fanno, invece di stigmatizzare e cercare di arginare il fenomeno (deleterio e cancerogeno per tutta l’informazione mediatica)? Niente: nient’altro che assecondare la munnezza, intervistare quella marmaglia, elogiarla, elevare il “gossip” (quanto vi costerebbe chiamarlo pettegolezzo?) a Scienza e Sapienza, sguazzare nel guazzabuglio, farne trasmissioni (orride e orrende), “analizzare il fenomeno” (sì, quello di Gimmy, “Il” Fenomeno…)

Andiamo bene, Signori, andiamo bene. Sinché dormiamo il sonno profondo dell’indifferenza. Un giorno, forse, ci sveglieremo, e ci accorgeremo dell’Involuzione che ci avrà sovraffatti e rigettati nel limbo dell’Ignoranza, la brutta bestia che incombe, sempre e ovunque, e di cui mai ci liberiamo.

O forse c’è ancora speranza?

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Libertà

By salvomic | settembre 28, 2007

Dalai Lama
La libertà non ha prezzo e la dittatura, rossa, nera o di qualunque altro colore, non sarà mai la nostra bandiera.Siamo e saremo con i bonzi e i cittadini liberi della Birmania (Myanmar), oppressi da oltre 45 anni da una dittatura che usurpa il potere e opprime oltremisura, vietando la libertà di espressione, persino di telefonare o collegarsi a internet, che uccide monaci buddisti che protestano, pacifacimente, scalzi, in silenzio e disarmati, che trucida un fotoreporter giapponese reo soltanto di aver cercato di testimoniare la Verità, quella verità che i “manovratori” di Yangon cercano di negare ancora agli occhi del mondo.

Questa, come le altre forme di oppressione e tirannia si basano solo sulla presunzione di un gruppo di potere, che non ha e non avrà mai il consenso popolare, non può minimamente paragonarsi neppure alla “dittatura” in senso Schmittiano (potere sovrano conferito dal Popolo sovrano al “dittatore”); è solo una delle tante forme non democratiche, che non sono degne della convivenza civile, e bene farebbero gli usurpatori a togliere le tende, più presto possibile, lasciando al loro popolo la possibilità di autodeterminarsi, con libere elezioni.

Noi possiamo solo unirci al coro che invoca Libertà. Al resto ci pensino le Nazioni, l’ONU, che ancora una volta tentenna e non decide, mentre la gente si fa ammazzare per difendere il bene più prezioso, la Libertà.

(foto La Repubblica)

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Milizie 2007

By salvomic | giugno 9, 2007

Mulici 2007 Anche quest’anno ho accettato l’invito dell’amico Gino Savarino a partecipare alla sacra rappresentazione della Battaglia delle Milizie, la festa in onore di Maria Santissima dei Mulici (o delle Milizie), patrona della città di Scicli. La rappresentazione storica era organizzata dal Comune di Scicli (di cui Gino è funzionario) e dalla Pro Loco di Scicli, e si basa su un noto del testo del prof. Pacetto Vanasia.La festa è perfettamente riuscita, sia per la sapiente, e ormai “veterana” regia di Gino, sia per la collaborazione di un gruppo oramai ben affiatato, che vede Biagio Barone, Salvatore Mormina, Antonio Liuzzo, Manlio e Ivo Savarino, Angelo Pirré, Maria Burragato, Salvo Micciché e, da quest’anno, Dino Ereddia e altri, gruppo cui si affiancano numerosi e volenterosi ragazzi, che partecipano sotto le insegne dei “Turchi” (con Pino Fidone portabandiera) e dei “Normanni“.I complimenti dei tanti cittadini e turisti sono andati soprattutto a Gino, che interpreteva anche l’Emiro Belcane, al veterano Salvatore Mormina, a Ruggero d’Altavilla alias Biagio Barone, bravo e promettente attore comisano, a Maria Burragato («oh Matri di li setti rilura…») e in particolare all’Eremita interpretato da Angelo Pirré.Come tradizione, ho interpretato il ruolo dell’Ambasciatore Normanno.Storia, leggenda, links e foto (di Concetta e mie) su Scicli Net.

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AncorA cAtAniA in A

By salvomic | maggio 27, 2007

Ultimamente ho scritto poco sul blog, e meno che mai di calcio, ma mi avevano indotto a farlo gli spiacevoli fatti di febbraio, e tutta la “congiura” che ha cercato di mettere in ginocchio il Catania calcio e l’intera città. Ora riprendo, scrivendo, appunto, …di calcio, ora che il Catania si è davvero salvato dal baratro ed ha strenuamente lottato per rimanere in serie A, la meritata serie A per una squadra che nella prima tornata del campionato è stata persino tra le prime della classe. E lo faccio con piacere, come un sollievo dopo questi mesi di angoscie e di ansie e anch’io mi associo al “Forza Liotru” dei miei amici etnei, in questa giornata uggiosa, che non fa sembrare Sicilia questa magnifica terra.
Ancora una volta Palermo e Catania la rappresenteranno nella massima serie del calcio, con onore e dedizione, com’è giusto che sia.
Mi dispiace per il generoso Chievo, che ha subito un chiaro e classico 2-0 da una squadra “dimezzata” ma combattiva come sempre, e mi dispiace per il buon Messina, che poteva certo far compagnia a rosanero e rossazzurri per tenere alta la bandiera (giallorossa, guardacaso) della Trinacria.
Forza Liotru!

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Vergogna

By salvomic | febbraio 3, 2007

Lo dico da tifoso del Catania, di quella Catania che è stata per anni (e nel cuore è ancora, sempre) la mia seconda città: «Vergogna!». Quello che è successo al termine della partita Catania-Palermo per colpa di un gruppo di criminali delinquenti trogloditi che non saranno mai degni di definirsi “tifosi” è inaudito, fa solo male a una città operosa e civile, alla sua gente, alla Sicilia tutta, e non solo alla famiglia del povero Ispettore Filippo Raciti, morto solo per aver esercitato il suo dovere di controllo e prevenzione, per mano di bestie neppure degne di umana pietà e comprensione.
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CQ de SAQ

By salvomic | dicembre 24, 2006

È stato davvero emozionante ricevere SAQ, la trasmissione celebrativa dei 100 anni della prima trasmissione telegrafica senza fili nel mondo, avvenuta dallAlternatore Alexanderson in Grimeton (Svezia) su 17.2 kHz. La trasmissione celebrativa avviene ogni anno, ma quest’anniversario è davvero significativo, per la storia che rappresenta.
Stamattina SM6NM (Lars Kålland, nella foto mentre manipola il tasto telegrafico) ha trasmesso, a partire dalle 0800utc il testo:
«VVV VVV VVV CQ CQ CQ DE SAQ SAQ SAQ = THIS IS GRIMETON RADIO/SAQ IN A TRANSMISSION USING THE ALEXANDERSON 200 KW ALTERNATOR ON 17,2 KHZ . TODAY WE CELEBRATE THE CENTENARY OF THE FIRST WIRELESS TELEPHONY TRANSMISSION IN THE WORLD , PERFORMED BY REGINALD A FESSENDEN FROM MASSACHUSETTS , USA . WE WISH YOU ALL A MERRY CHRISTMAS AND A HAPPY NEW YEAR . = SIGNED : THE ALEXANDER-GRIMETON VETERANRADIOS VAENNER ASSOCIATION + FOR QSL INFO PLEASE SEE OUR WEBSITE : WWW.ALEXANDER.N.SE II WWW.ALEXANDER.N.SE = DE SAQ SAQ SAQ».
In “simulcast” con l’amico Aldo Moroni in Solbiate Olona (Varese), che riceveva la stazione con antenna Miniwhip e scheda audio del computer, ho riceuto la trasmissione su 17.18 kHz alle 0824utc con WiNRADiO G313e (ma anche nell’AOR 7030 plus arrivava benino) e antenna Wellbrook ALA 1530 plus. Ho dovuto inserire un filtro notch anti-FM 88-108 MHz perché un’FM locale (a 50 metri da casa!) riusciva a disturbare con le sue spurie anche su 17 kHz, impedendo la demodulazione del segnale di SAQ. Inserito il notch, SAQ è apparsa debole ma chiara e ne ho potuto registrare il call “VVV VVV CQ de SAQ” (qui il <clip>), estrapolandone anche la traccia video con i segnali morse con Spectrogram e Argo, i due programmi che uso quotidianamente, insieme a CW-get, come ausilio per l’ascolto di stazioni in telegrafia e QRSS.
Mi sento di ringraziare anche Fabrizio Magrone, attento osservatore delle trasmissioni “utility”, che da tempo mi segnalava l’evento («SAQ è la Radio Sant’Elena delle utility», dice giustamente) e Andrea Lawendel, che ha anche scritto un bell’articolo in merito su Radiopassioni. E ripetendo proprio il titolo di Andrea, anch’io faccio a tutti un “lungo augurio in codice Morse“!
-… ..- — -. -. .- – .- .-.. . -.. . … .- .-.. …- — .. – —-. -…- ….- -…. …– —-.

Topics: CW, morse | No Comments »

e allora Buon Natale!

By salvomic | dicembre 22, 2006

Si fanno sempre più spesso finanche troppe polemiche artificiose sui simboli religiosi, sulle feste, sulle tradizioni. In nome di una presunta “accoglienza“, di un presunto “rispetto“, di una malintesa “accoglienza” c’è chi stoltamente propone di rinunciare alle proprie tradizioni, alla propria cultura per “non offendere” gli altri. Ma veramente si pensa che si sia un maggiore rispetto, vergognandosi delle proprie origini? Sono sicuro di no. Non è questo il modo corretto per approcciarsi al problema, complesso, del rispetto reciproco tra le varie religioni.
Il Natale e le feste di fine anno fanno parte della cultura e delle tradizioni europee prima che italiane, e questo va molto al di là del semplice lato religioso; infatti anche chi non è cattolico o evangelico o ortodosso, in qualche modo festeggia il Natale, quanto meno ne sente il clima, e non c’è nulla di male a scambiarsi gli auguri, anche in Nazioni come la nostra ,dove vivono tanti ebrei (ho alcuni amici) e musulmani (ne conosco tanti, e con le famiglie di tanti ragazzi albanesi e tunisini ho lavorato a lungo).
Al di là del fatto che è “il Natale del Signore“, è anche un periodo di tempo in cui si cerca di “essere più buoni“, di ripensare alla propria vita, alle proprie azioni, alle proprie relazioni, magari proponendosi di …fare meglio, a volte scadendo pure nel fariseismo peggiore: ci si pensasse tutto l’anno, a essere migliori

Togliere i crocefissi, i presepi, gli alberi di Natale, abolire i canti natalizi dalle scuole mi sembra un’idiozia pura. Alla fin fine non si ripetta mica “l’altro” in questo modo; si trova invece una scusa per “vergognarsi” delle proprie origini e rinnegare quello che, ripeto, fa parte della nostra cultura prima ancora che della nostra cristiana religione.

E allora io gli auguri li faccio (con orgoglio), a tutti, credenti e non, cristiani, ebrei, musulmani, induisti and so on. E li faccio in tutte le lingue, come in questa simpatica pagina di Wiktionary (da cui abbiamo anche preso a prestito l’immagine del presepe, e cui tributiamo il dovuto copyright).
Buon Natale e Felice Anno Nuovo, Feliz Navidad y Feliz Año Nuevo, Merry Christmas and Happy New Year, Eid Milad majid wa Sana Mubaraka, Khag Molad Same’akh ve Shana Tova, Joyeux Noël et Bonne Anneé, Hauskaa joulua ja onnellista uutta vuotta!, Frohe Weichnachten und ein glücklisches neue Jahr , Schastlivogo Rosgdestva i veselogo novogo Goda, Nixtieqlek il-Milied it-Tajjeb u s-Sena t-Tajba, Bon Natali e Filici Annu Novu, Bonan Kristnaskon kaj felican novan jaron!

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Viva Lippi, abbasso il Trash

By salvomic | novembre 9, 2006


Viva Lippi (Claudio, non l’ottimo allenatore Marcello, cui dicemmo “viva” in altre occasioni).
Via Lippi perché ha risvegliato le coscienze sull’increscioso fenomeno della TV Spazzatura, con la sua garbata ma ferma polemica con la trasmissione Buona Domenica.
Di TV Spazzatura aveva a suo tempo parlato persino la signora Franca Ciampi, moglie dell’onoratissimo Presidente, ma il tema non è affatto nuovo. E non riguarda solo la simpatica trasmissione di Costanzo & Co.
Il Trash purtroppo impera nel mondo televisivo da tempo, sia nelle reti nazionali RAI, sia in Fininvest, sia anche (o forse peggio) nelle TV private più piccole.
Parolacce, bestemmie, cattivo gusto, sono all’ordine del giorno – e non è per fare i moralisti di ritorno, ma proprio perché alla fine stufano e schifano.
Il fenomeno dei Reality, che poi di “reality” hanno ben poco, con tutti quei personaggi finti in luoghi finti e situazioni finte, ha esagarato la questione sino all’inverosimile, e in certe trasmissioni, che pure avrebbero una loro certa valenza, non si fa altro che parlare di personaggi televisivi (famosi e meno famosi) che danno il peggio di sé, nelle “Isole”, nei salotti, nelle camere da letto (penoso vedere uomini in mutande, che, come diceva il Signor G, non è mai bello vedere)…
Quanta gente non ne può più di pupe e pupattole, secchioni e finti intellettuali che ocheggiano per conquistare la pagnotta, quanta gente è stufa di tutto questo, delle allusioni sessuali più idiote, dei finti litigi, delle chiacchiere da baraccone? Tanta. E Claudio lo sa, e se pure ha cercato di dare il suo contributo come comico, oltre che come cantante, ora è stato costretto a “scoppiare”, come avrebbero fatto tanti di noi al suo posto.
Sì, sarebbe ora di dire basta, veramente, e di tornare alla TV seria, quella dell’intrattenimento, dell’informazione, della notizia, della TV dei ragazzi, dei documentari, dell’approfondimento, della comicità pulita ed educata. «Non è mai troppo tardi», come diceva proprio in TV un noto maestro di un tempo. Ebbene: cominciamo.
Viva Lippi che ha avuto coraggio.


Claudio Lippi invita, nel suo sito a diffondere l’iniziativa “Spegni la TV della Volgarità” e noi volentieri aderiamo

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Scrivere senza Ordini

By salvomic | luglio 28, 2006

Liberalizzazioni, una parola che tutti pronunciano, ma pochi vogliono attuare veramente. Se ne contendono la paternità, oggigiorno, destra e sinistra.
Continueranno quelle proposte da questo Governo e dal Ministro Bersani, o saranno – come qualcuno ha paventato – un fuoco fatuo e un inutile tartassamento sui tassisti?
A giudicare dalle recenti levate di scudi di avvocati e farmacisti, qualcosa si muove.

Non sappiamo sino a che punto si spingeranno, se – come più volte auspicato dalla Comunità europea e come segnalato, tra gli altri, da Daniele Capezzone e dal suo partito – si arriverà al superamento degli Ordini Professionali e degli Albi, ma temiamo che le “corporazioni” dei professionisti difficilmente cederanno e ammetteranno che la difesa corporativa dei privilegi non è più attuale, è roba del peggiore fascismo, oggi invisa alla destra come alla sinistra, ma purtroppo ancora viva e vegeta.
Soprattutto l’Ordine e l’Albo dei Giornalisti, che fine faranno? Saranno mai toccati, o lo strapotere dei Mass Media farà fronte contro e si arroccherà, tanto da costringere il Governo alla retromarcia?
Domande senza risposte, al momento, ma che invitano ad una attenta riflessione.

Già nel 1993, in alcune Interviste di Radio Radicale, Diego Novelli, Emanuele Macaluso, Guglielmo Castagnetti, Carlo D’Amato e Silvano La Briola si erano pronunciati contro il mantenimento di quell’Ordine che Marco Pannella aveva proposto di abolire, ma che mai è stato toccato, come se queste voci fossero non quelle di autorevoli personalità, ma quelle di gente senza importanza. Persino quel Clemente Mastella, ora ministro e allora esponente DC, dichiarava: «Bisogna stabilire condizioni diverse per il reclutamento dei giornalisti. La cosa risibile è questa: si è molto parlato di voto di scambio, di raccomandazioni… nessuno ha mai spiegato come si arriva ad essere giornalisti. Si passa attraverso le raccomandazioni, con poche libertà di scelta». Chissà se oggi il Ministro la pensa allo stesso modo, ma quella sua di allora è un’opinione condivisa da molti.
Dell’abolizione, o del superamento degli Ordini professionali, se ne parla, in giornali e siti web, ne parla Massimo Giannini, vicedirettore di Repubblica: «Si tratterebbe di una vera e propria rivoluzione liberale che segnerebbe in modo importantissimo la politica economica del governo». È vero: sarebbe anche questa una rivoluzione liberale, e troviamo strano che tanti liberali, stranamente, levino gli scudi contro, con la scusa di tutelare una professione, invece cercano di arrampicarsi sugli specchi difendendo privilegi indifendibili.

Il decreto Bersani, ovviamente, non piace a chi degli Ordini si occupa, come Franco Abruzzo, presidente dell’Ordine lombardo, che in questo articolo intitolato Il “fuoco amico” del governo Prodi affonda la piattaforma della FNSI, si lamenta dei problemi che il decreto introdurrebbe con la paventata liberalizzazione delle tariffe professionali per giornalisti freelance (iscritti all’Ordine); Manlio Cammarata, in questo articolo (Giornalisti free lance bastonati da Bersani e Visco?), dà una lettura diversa dello stesso problema, concentrandosi sugli aspetti finanziari delle proposte del Governo.
Il problema non è solo “tariffario” o “pensionistico”, ma investe anche aspetti più importanti: la preparazione, la competenza, la libertà del giornalista. Gilly Castellano su questa pagina pubblica un’Indagine Censis: giornalisti liberi, ma non troppo. L’indagine è stata commissionata al Censis dall’Ordine dei Giornalisti, e i risultati non sono proprio esaltanti per chi vorrebbe a tutti i costi affermare che il giornalista è ipso facto libero…
Liberi dalla politica? Liberi dagli Editori, Liberi dall’Ordine? Liberi da se stessi?

La questione se l’Ordine serva o meno non è nuova. Il 15 Giugno del 1997 si tenne un referendum fortemente voluto dai Radicali e da Marco Pannella. Vi fu certo un difetto di informazione (doloso?), al Popolo italiano non interessò molto, e solo il 30% andò alle urne: quorum non raggiunto, di questi, però, il 65.5% si è espresso per il sì e il 34.5 per il no. I tempi non erano maturi, come si direbbe? Da allora gli echi di questa riflessione non si sono spenti.

È davvero utile l’Albo? tutela il giornalista, in questi tempi in cui la libertà di stampa viene da più parti attaccata, o tutela – piuttosto – i privilegi? Chi lo vuole difendere a tutti i costi, e chi lo vuole invece affossare?
Ordini e albi sono invenzioni prettamente italiane (retaggio corporativista): all’estero esistono le Associazioni di Categoria, che non sono la stessa cosa, e allo stesso modo vengono tutelate professionalità, competenza e libertà dei professionisti. In America o in Inghilterra per diventare giornalisti bisogna saper scrivere, essere preparati, averci le p****, seguire la deontologia ed essere corretti e non violare le leggi, non serve un Albo e un Ordine per dare “patenti”.
La Costituzione Italiana, all’art. 21, sancisce la libertà di opinione e di pensiero in tutte le sue forme, ma ancora oggi se la stessa cosa la scrive il giornalista iscritto all’Albo c’è un dato regime civile e penale, se la scrive un cittadino non iscritto ci sono soprattutto divieti, ordini, sanzioni, persino il carcere, in taluni casi. È normale tutto questo? È concepibile?

Francesco Gavazzi ed Eugenio Scalfari se ne sono occupati a Dicembre 2005, suscitando le ire di Franco Abruzzo, sul Corriere della Sera, che tuona – vedasi questa pagina – anche contro Massimo D’Alema, ora Ministro degli Esteri, che ha confessato in televisione di aver votato, nel 1997, con Marco Pannella, a favore dell’abolizione dell’Ordine. Il Ministro sarebbe “ingrato” in quanto anch’egli giornalista professionista…
Tra le motivazioni per l’opposizione all’abolizione si cita anche il problema del segreto professionale, questione certamente non secondaria, anzi…, ma che all’estero è tutelata diversamente, senza bisogno di Ordini professionali, e non per questo facilmente violabile: e volendo, anche da noi…
E via discorrendo.

Si è persino aperta una discussione sul valore legale della laurea: da abolire? In Inghilterra la laurea non ha valore “legale”, e le università inglesi sono tra le migliori. Per quanto riguarda i giornalisti, si potrebbe pensare, da un lato, “l’opportunità” (non obbligo) di una laurea in Scienze della Comunicazione per i futuri giornalisti, e, dall’altro, a nuovi e diversi metodi per qualificare la professionalità. Anche qui serve una seria riflessione, non servono arroccamenti, ideologie, denuncie penali o bavagli. Parliamone…

I farmacisti paventano la serrata perché i farmaci si potranno vendere al supermercato, giusto e sbagliato al contempo: bisogna assicurare certezza e qualità per questa ipotetica vendita. I giornalisti faranno la serrata se gli si prospetta di chiudere l’Albo?
Il problema che nessuno vuole discutere rimane: per essere giornalisti – stante lo status quo – bisognerebbe essere iscritti al famoso Albo, e per esservi iscritti bisogna aver scritto in un organo di stampa per un tot tempo e per tot articoli: il cane che si morde la coda, perché chi già sta dentro si ostina a cercare di non far entrare i nuovi (a meno che, come direbbe Mastella, non siano raccomandati), non ditemi che non è così…
Sappiamo bene che per alcuni “arrivare” all’albo è un mito; c’è anche chi sogna il famoso “tesserino” anche di notte (magari poi cercando di impedire agli altri di arrivare a questa mèta). Posizioni legittime (ci mancherebbe), anche se sarebbe meglio far loro capire che non si impara a scrivere o si diventa veri giornalisti solo possedendo un pezzo di carta plastificata, e soprattutto che l’iscrizione non serve ad impedire ai nuovi di entrare, non è un privilegio
E chi sta fuori e dell’Albo non ne vuol sapere? Chi non ha rinnovato (volontariamente) l’iscrizione?
E i bloggers, e chiunque voglia esprimere liberamente la sua opinione secondo le leggi e la Costituzione Italiana (libertà di pensiero e opinione) senza essere perseguito, denunciato, calunniato, arrestato solo per aver detto qualcosa, e reo solo di aver scritto pur non essendo iscritto ad un Ordine? Che diritti e obblighi dovrà avere? Potrà stare certo che non gli sequestrino il sito, solo per censura?
Insomma, chi potrà scrivere e parlare, in questo Paese democratico?

Le liberalizzazioni, appunto, tutti le volevano, ma quando si stanno facendo tutti le osteggiano: meglio far finta di cambiare affinché nulla cambi, come direbbe il Gattopardo.

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cAtAniA!

By salvomic | maggio 28, 2006


Alla vigilia del mio compleanno (eh sì, li faccio pure io, il tempo passa…) non poteva che essere il regalo più bello: rivedere il “Liotru rossoazzurro” di nuovo in serie A, dopo ventitré anni.
Tanti anni sono passati. Ero là, allora, in Via Mons. Ventimiglia, quando arrivò la notizia che il Catania di quell’eclettico e vulcanico Angelo Massimino (“Io può“) varcava la serie maggiore, ero là e avevo imparato da qualche anno la “catanesità” e potevo visitare ogni giorno il Liotru (l’Elefante) di pietra lavica e Piazza Università. Altri tempi…
Poi la squadra ha avuto vicissitudini varie, sino alla serie C, e i suoi tifosi l’hanno seguita e sostenuta sempre, e ci hanno creduto, ed ora finalmente torna in A, e si prospettano ottimi derby Catania-Palermo (peccato per il Messina, retrocesso in B), ed è tutta la Sicilia che deve essere contenta di questo, non solo Catania e i catanesi di ogni dove.
Seguo poco il calcio (lo sport in genere), specialmente ora che scandali e porcherie varie lo stanno rendendo odioso a molti, ora che è un calcio fatto di milioni di euro, di “ingaggi”, di arbitri… be’, lasciamo perdere; ma il Catania è sempre stato la mia unica “passione” sportiva, e non posso che essere felice per il ritorno in A del Catania, secondo in classifica di B, che ha condotto un campionato esemplare. Oggi ha superato l’Albinoleffe, che si è difesa con onore (e che speriamo possa salvarsi ai play-out) e ventimila tifosi “rossazzurrissimi” l’hanno sostenuto e incoraggiato. E allora, forza Catania, forza Liotru e ad majora!
Ora tra Mantova, Toro, Modena e Cesena (gran belle squadre), ai play-off vinca la migliore, per seguire il Catania in A.

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