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Siamo tutti abruzzesi…

By salvomic | aprile 6, 2009

L'Aquila (foto Corriere della Sera)Ieri sera intorno alle 21.50 ero in collegamento con l’amico Fabrizio M. da Forlì, che mi annunciava in diretta la scossa che ha interessato quella zona e parte della Romagna; le agenzie e le televisioni quasi non ne parlano più, perché l’attenzione si è dovuta spostare altrove, ovviamente.

Parlavamo di previsioni di sismi, di precursori individuati nelle onde elettromagnetiche (VLF e onde corte) e nel radon, e ci siamo saluti dicendo che per fortuna, pur se intensa, quella scossa non ha fatto danni.

Stamattina neanche il tempo di svegliarmi, e vengo sommerso da lanci di agenzia e notizie su quello che è accaduto qualche ora a L’Aquila. Spaventoso, disastroso, non bastano le parole. In confronto lo “spavento” di Forlì sembra poca roba (non certo a chi l’ha provato ieri sera).

La prima cosa che ho pensato è di assicurarmi degli amici che ho là. E per fortuna mi sono arrivate via via buone nuove, anche del nostro collaboratore Massimo Giuliano a Pescara, non lontano dall’epicentro, tutto sommato.

Mi sono sentito abruzzese pure io, pur abitando qui, in questa terra sismica, lontana da quelle parti, altrettanto problematiche.

Poi ho letto di polemiche stucchevoli, di colpe, di tentativi di politicizzare tutto, anche queste immani sciagure, polemiche sempre odiose e pretestuose, che dovrebbero lasciare il posto – semmai  – a serene e corrette discussioni sulla prevedibilità (o meno) dei terremoti, su ciò che va fatto prima e dopo che avvengano, ecc…

Non è questo che serve. Serve invece aiuto concreto, da parte di tutti, dai sanitari ai volontari, ai radioamatori, agli esperti. Serve generosità e servono atti concreti. E per fortuna è quello che in queste ore sta accadendo. Anche in “rete”, in quel mondo “etereo” di gente che si incontra in un mondo virtuale, che a volte è destinato a diventare davvero reale. Anche nel social network Facebook, che forse si sta svegliando, con messaggi che invitato a unirsi per fare concretamente qualcosa, non solo “perdere tempo a giocare”. In questo senso sì che un social network può servire a qualcosa di utile, non solo a scambiarsi messaggi e links per “cazzeggiare”.

Che i terremoti si possano prevedere, o piuttosto rimangano nell’alone misterioso della probabilistica, potendo stabilire statisticamente quando ma non dove si possano verificare è materia che gli esperti possono (e debbono) serenamente discutere, appunto. E a noi non serve prendere posizione pro o contro la protezione civile (che egregiamente sta facendo il suo dovere) o il suo illustre capo (Bertolaso) o pro o contro il governo (perché, appunto, non ha senso una polemica politica, che qualcuno – purtroppo – puntualmente ha fatto; meglio ha fatto invece il capo dell’opposizione, Franceschini, ad evitare ogni polemica con il presidente del Consiglio, almeno in questo frangente).

E non serve difendere a spada tratta o accusare scienziati (ci riferiamo a Giuliani e alle sue ricerche sull’aumento del radon in prossimità dei terremoti) che, magari contro l’opinione prevalente di altri scienziati, sostengono la prevedibilità in base a certi “precursori”, sinché questo non diventi una vera teoria “certa” che preveda “certamente” cosa possa accadere e soprattutto cosa si debba fare per limitare i danni. Il sismologo Boschi e l’INGV precisano, a proposito, che se anche è apprezzabile il lavoro di Giuliani, le previsioni sarebbero state del tutto sbagliate, indirizzando l’attenzione a Sulmona, e immaginiamo cosa poteva succedere se – prendendole per buone – si fosse spostata una massa di gente a L’Aquila…

Niente partigianeria, dunque, ma anche nessuna sottovalutazione. Anche queste teorie “eterodosse” vanno prese sul serio, come appunto anche quelle che cercano di individuare in certi fenomeni radioelettrici ed elettromagnetici il verificarsi dei sismi.

Quello che serve è un giudizio equilibrato, che porti appunto a una teoria efficace di previsione. E in ogni caso una rete efficace di protezione civile, di aiuto, di solidarietà, cui tutti dobbiamo contribuire, come sappiamo e possiamo. Non chiediamoci cosa non fanno gli altri, ma cosa possiamo fare noi, che siamo tutti abruzzesi, come siamo siciliani o lombardi o romagnoli, che siamo tutti italiani.

Per il resto, che Dio ci assista!

(editoriale pubblicato su Nuova Scicli Ondaiblea)

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